Gilberto Santini, direttore di AMAT, ritratto per Amarsi un Po'

AMARSI UN PO’

Amato Teatro

Foto: Francesco Alesi / © CILD 2021

Abbiamo pianto tutti appena si è aperto il sipario, appena Ascanio ha iniziato questa storia, che si è tatuata dentro di noi.

Gilberto Santini

Il teatro è spesso capace di rimetterci in contatto con parti profonde di noi stessi. Intorno alla sua scena prendono vita emozioni, riflessioni, racconti e professioni, in un’esperienza che è insieme intima e collettiva.

Non eravamo vicini, eravamo distanziati, però si è creato lo stesso un grande senso di comunità e ha riempito tutti davvero di gratitudine e di commozione.

Gilberto Santini

È uno spazio di scambio che per funzionare richiede originariamente anche la condivisione di un luogo, fatto di palco e quinte, sipario e luci, platee e gallerie, animati da attori, tecnici, addetti e spettatori. Ed è proprio la vicinanza tra tutte le parti del corpo teatrale, come condizione e conseguenza del suo funzionamento, ad essere stata messa in crisi dalla pandemia.

Le persone devono continuare a rincontrarsi, devono continuare a sapere che c’è il teatro. Quel bisogno di teatro dev’essere ancora vivo.

Ascanio Celestini

Oggi il teatro reclama la possibilità di esistere. Per farci sentire e ripartire migliori, come individui e come collettività. Questo bisogno di teatro, testimoniato da più voci, è al centro della nostra storia e merita una risposta urgente e commisurata a ciò che il teatro, con il resto della cultura, della musica e dello spettacolo, è capace di dare da sempre all’umanità.

Teniamo aperti i teatri. Teniamoli aperti! Quante sono le persone che ci possono entrare? Una ogni tre posti? Facciamone entrare anche una ogni cinque posti, una ogni dieci posti, ma teniamoli aperti.

Ascanio Celestini

Lucreza Di Gregorio insegnante all'Istituto Magarotto di Roma

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